Testo di un poeta cilentano innamorato di Amalfi
Cara Amalfi,
in principio fosti ninfa, tanto bella di grazia e di sorriso da
ferire di dolcezza il cuore del rude Ercole, che, innamorato alla
follia, dimentico della sua vita di giramondo spavaldo a caccia di
pericolose "fatiche", ti fu marito/amante mite tenero e devoto. Alla tua
morte girò in lungo e in largo per tutto l'universo a caccia di una
sepoltura adeguata e degna della tua sfolgorante bellezza.. Trovatala,
ne fece il tuo eterno mausoleo decorandolo con gli alberi dei frutti
pastosi ,profumati e squillanti di sole, che aveva rubato nel Giardino
delle Esperidi, dopo avere ucciso il guardiano/serpente. La tua storia
trasmigrata nella sacralità del mito l'ha immortalata in eleganti
distici in latino Pontano, poeta, colto sempre, delicato e sensibile
spesso.
I nostri Antichi Padri non furono da meno e ti figurarono come "una
donna bella, vestita riccamente di broccato, assettata ad una seggia,
con un leone in grembo et una palla,seu mondo,significando Amalfi essere
bella e forte di sito e gente"
Mia cara ninfa materializzata in città con tutto il fascino del tuo
mistero e lo splendore della tua bellezza,.in te si avverte una cifra
impalpabile, ma vera; ed è la luce.Luce è il mare, luce il cielo ed il
vento che insieme veleggiano tra le case. Luce a primavera nell'arabesco
colorato delle colline, luce in estate nella sospensione assorta e
smemore del giorno, luce in autunno nelle malinconie assopite delle
foglie ramate, luce anche in inverno quando altrove si fa "agra e
migrante e qui si ferma, si incide nelle insenature e vi si riposa come
in un nido" C'è luce anche nei vicoli che s'imbutano nel ventre delle
case e che preannunziano chiarori ad esplosione di solarità nei giardini
segreti. Qui luce e sole hanno gusto quasi tattile e carnalità di
sapori. Il sole è carico di vita come un frutto, i bambini lo succhiano
al rosa corallino e al viola perlaceo delle ciliegie, lo spaccano alla
polpa succosa delle albicocche, lo mordono nelle pesche gialle, lo
spiccano al taglio dei denti, lo sbucciano a fuga di aromi nella
compattezza delle arance e dei limoni, lo sbavano nel fuoco delle
angurie e dei melloni gialli a mezzaluna..Il sole è quasi adagiato e si
diverte a cavalcioni delle onde ed il mare, a sua volta, lo riverbera
e lo rifrange sulla pelle, che, anche a distanza, cattura profumi di
iodio e sale e lievita emozioni.D'altronde,qui c'è una magica "reciproca
metamorfosi tra terra ed acqua" che fa del grappolo di case di
Vagliendola un cespo di corallo riemerso e degli scogli intagliati e
levigati dal vento e dall'onda pinnacoli gotici a trafiggere il cielo.
Tu, mia cara ninfa/città a scivolo sull'acqua, sei un libro pietrificato
lungo la costa, le cui pagine spigolose nascondono ed insieme disvelano
anse e cale, che sono letti d'amore nella gloria del sole o nel fuoco
della luna.E qui più che altrove "Il mare è il Lucifero dell'azzurro. Il
cielo caduto per volere essere la luce", tanto per dirla con il grande
Federico Garcia Lorca..E case campagne ed orti si rincorrono tra salite a
perdita d'occhio e discese ad abbracci di mare con soste a virgola di
incroci e pause da svenimento estatico da slarghi precipiti. E cantano
epopea di lavoro ed inni alla bellezza in una con la brezza, che, carica
di profumi,rotola dalla montagna, pettina gli orti delle colline fino a
gorgogliare giù con la risacca,che lenta ingravida le grotte-.Sono
chilometri di Paradiso le vie zigzaganti, aorte che pompano vita e
lavoro al tuo corpo steso in armonica bellezza da Lone, a Pogerola,a
Vettica e a Tovere, nido di rondini sospeso lassù tra falesie di monti e
cupole di cielo.E tu, ninfa/città di grazia e d'armonia, continui a
regalare frutti pastosi, memore del dono del Giardino delle Esperidi nei
tanti ettari coltivati a limoneti e a vigneti, che straripano dai
terrazzamenti fino ad invadere il centro storico lungo il Chiarito a
Valle dei Mulini o sui dorsali accecanti di sole di Madonna del Rosario e
Capodicroce.
Mia cara città/ninfa, ancora poche ore e comincia la frenetica
vigilia d'addio al 2011.L'anno che muore si vena di malinconia e quello
che nasce ha rari spazi di entusiasmo.Il futuro è a luce intermittente
come le palline colorate degli alberi, addobbati con parsimonia
consigliata dalla crisi.Ma la tradizione vuole gli auguri allegri e
festosi. Ed auguri siano, scoppiettanti come i fuochi d'artificio.
frizzanti come una spumeggiante coppa di champagne.Che tu possa
corservarti sempre seducente, nonostante i tanti, troppi, attentati
alla tua bellezza. Che gli amministratori curino le tue ferite ridando
splendore ed armonia ad ogni parte del tuo corpo, a cominciare dalle
articolazioni anchilosate e intorpidite delle periferie per finire alla
luminosità del tuo volto del centro storico spesso involgarito da
trascuratezza nell'arredo urbano e dalla mancanza di cura nei
particolari. Che tutti (amministratori, operatori turistici e la più
vasta società civile) ritrovino ed esaltino l'etica della
responsabilità, smettano i panni di Ercole rude, spavaldo ed un pò
arruffone ed indossino quelli del marito/amante sensibile, delicato,
tenero, ferito di dolcezza d'amore e ti rendano sempre più accogliente e
seducente come si addice ad una regina, come ti figurarono gli Antichi
Padri "riccamente vestita di broccato, bella e forte di sito e gente".
Che tutti sappiano raccogliere dal ricco scrigno dei tuoi tesori la tua
eredità più preziosa: LA CULTURA.
Quanto a me, mi auguro che sia sempre più fecondato dall'uragano
delle emozioni che mi hai sempre dato e dallo stato di grazia di
tradurle nella carnalità delle parole che si fanno poesia, che, per
dirla con il grande Adonis, è sempre "luce di parole e parole di luce",
come ho cercato di renderti in un momento di felicità espressiva nella
sonorità contagiosa del nostro dialetto.."Amalfi è nu quadro/pittato
c'ammore/'nfunnenno 'o penniello/ cu mille culure./Amalfi è
poesia/scippata d'o core/è musica doce/sunata d' 'o mare/Amalfi è
n'addore/purtato d' 'o viento/ca passa cantanno/ pe' mmiez'e
limune./Amalfi è nu suonno/sunnato scetato/c'o sole int'a
ll'uochhie/guardanno 'ncantato"
Con l'amore di sempre.
tuo
Giuseppe Liuccio